rimini centro storico

Il centro storico

Il centro storico

Di probabili origini tardoromane, piazza Cavour è dal Medioevo  il fulcro della vita cittadina. A fianco della Pescheria si affacciano  sulla piazza negozi e caffè , di fronte sorgano i palazzi pubblicitari più importanti

Nel centro si trovano la Fontana della Pigna già ammirata da Leonardo da Vinci, e la statua di Paolo V , realizzata da Niccolò Cordier  e Sebastiano Sebastiani. L’assetto attuale della piazza  si deve ai lavori di restauro  eseguiti negli anni Venti  del Novecento.

Palazzo dell’Arengo

Palazzo dell'Arengo

Costruito apartire dal 1204, sotto il portico veniva pubblicamente amministrata la giustizia, mentre la grande sala al primo piano, con le finestre polifore, erà utilizzata per l’Assemblea del Comune. Dal Medioevo il centro della vita cittadina si sposta nel Campus Comunis, l’odierna piazza Cavour, nata dalla sistemazione di un’area tardoromana.

Nel 1204 durante l’età comunale, fu costruito il Palazzo dell’Arengo, che nella sala al primo piano ospitava le assemblee del Consiglio del Popolo riminese, sotto i portici i notai avevano i loro banchi e veniva amministrata la giustizia.

Nella Pasqua del 1226 qui l’Imperatore Federico II promulgò la Bolla d’oro, documento che conferiva all’Ordine dei Cavalieri Teutonici riunito a Rimini  il mandato di evangelizzare la Prussia pagana, garantendo all’ordine la sovranità sulle terre conquistate  e segnando la fine delle invasioni barbariche.

A fianco del Palazzo dell’Arengo  sorse intorno a 1330 il Palazzo del Podestà: dall’arco centrale dei tre che si aprono al pianterreno pendeva la corda destinata all’impiccagione dei rei.

Modificati a più riprese nel corso dei secoli il Palazzo dell’Arengo  e il Palazzo del Podestà sono stati restaurati tran il 1919  e il 1925  dall’architetto  Gaspare Rastelli, per riparare i danni causati  dal terremoto  del 1916 e, di nuovo, dopo i bombardamenti dell’ultima guerra. I due palazzi ospitano oggi mostre ed eventi culturali.

Palazzo Garampi

palazzo garampi

Alla fine del XVI secolo l’assetto  della piazza del mercato  subi profonde modifiche: abbattuta la chiesa di San Silvestro, che separava la piazza dall’attuale corso d’Augusto,  al suo posto sorse il palazzo conosciuto come Palazzo Garampi, progettato nel 1562  dall’architetto Carducci  su un disegno di Sebastiano Serlio. Ricostruito  da Francesco Garampi nel 1687, dopo il terremoto del 1672, anche l’attuale residenza comunale  subi pesanti danni durante l’ultima guerra.

Teatro Galli

il teatro amintore galli

Inaugurato nel 1857 con l’Aroldo di Giuseppe Verdi, il Teatro Galli è stato proiettato da Luigi Poletti. Della costruzione originaria, distrutta dalla guerra, restano la facciata neoclassica con il ridotto e la “Sala Ressi”.

Nel corso dei lavori  della fine del Cinquecento  l’attuale Piazza Cavour fu chiusa al monte da un fabbricato dei forni pubblici, sostituito tra il 1843 e il 1856 dal teatro “Vittorio Emanuele II”, progettato da Luigi Poletti architetto e ingegnere di fama, autore anche nello stesso periodo del teatro di Terni  e di quello di Fano.

Ispirato alle maestuose linee dell’architettura classica, il Teatro Nuovo diponeva di una sala con più di mille posti a sedere; inaugurato nel 1857 con l’Aroldo di Giuseppe Verdi, nel 1859 fu dedicato a Vittorio Emanuele II e nel 1947 intitolato al compositore  Amintore Galli 1845-1919. Del Teatro Galli resta oggi solo il primo corpo costituito dal portico, dagli atri e dalle scale: la cavea è infatti stata distrutta da un bombardamento del 1943.

Pescheria

Pescheria riminese

Sul lato sinistro di Piazza Cavour  si apre la vecchia Pescheria, costruita sul progetto dell’architteto riminese Giovani Francesco Buonamici e inaugurato nel 1747. Caratterizzata ai quattro angoli da quattro delfini con zampillo d’acqua, la pescheria è uno degli angoli più caratteristici della città: da tempo non più destinata al mercato del pesce, i suoi banchi ospitano artigiani e artisti durante i mercatini che si tengono in piazza Cavour.

Statua di Paolo V

Papa Paolo V Statua Piazza Cavour

Dal 1614 la piazza di Rimini è arricchita dalla Statua di papa Paolo V, eretta in onore del pontefice che aveva favorito, promuovendoli nella gerarchia ecclesiastica, molti riminesi.

Progettata da Nicolò Cordier   scultore lorenese detto anche il Franciosino, e realizzata nel 1613 dal recanatese Sebastiano Sebastiani, la statua in bronzo di Paolo V è stata  recentemente restaurata. nel periodo dell’occupazione napoleonica  il papa fu camuffato nelle vesti di San Gaudenzio, patrono di Rimini, sostituendo la tiara papale  con la mitria vescovile: solo nel 1936 San Gaudenzio ritornò  alle sue vere sembianze.

Fontana della Pigna

Fontana della Pigna

Sin dalla sua costruzione, avvenuta probabilmente in età tardoromana la fontana della Pigna rappresenta il centro della piazza. Visibile nelle sue forme originarie nel bassorilievo di Agostino di Duccio, all’interno del Tempio Malatestiano, la fontana medievale fù rimaneggiata durante i secoli: nel 1508 Leonardo da Vinci ne ammirò le “ diverse cadute d’acqua“, mentre nel 1543 fu ristrutturata da Giovanni da Carrara . Nel 1545 fu coronata da una statua  di San Paolo, sostituita nel 1809 dall’attuale Pigna.

Ponte di Tiberio

ponte tiberio

Ancor oggi il Ponte di Tiberio, iniziato da Augusto nel 14 e portato a termine da Tiberio nel 21 d.C, collega il centro di Rimini con il borgo San Giuliano: costruito in pietra d’Istria è costituito da cinque arcate che poggiano su piloni dotati di speroni frangiflutti  il cui asse, obliquo rispetto a quello del ponte, asseconda la corrente del fiume  riducendone l’impatto.

Le date dell’edificazione del ponte sono ricordata da un’iscrizione che corre lungo il parapetto. Nell’ultima arcata verso il Borgo San Giuliano  sono ancora visibili i segni  del tentativo  di distruzione operato dal generale bizantino Narsete nel 551, durante la guerra goto- bizantina.

Borgo San Giuliano

borgo san giuliano

Sin dall’epoca romana si sviluppo oltre il Marecchia, il fiume di Ariminus  dal quale la citta prende il nome, l’antico Borgo di San Giuliano, dalle strette e pitoresche viuzze. Almeno dal IX secolo risulta in questa zona un monastero benedettino che intitolato inizialmente ai Santi Pietro e Paolo, dal XIII secolo fu dedicato a San Giuliano.

Numerosi i rifacimenti della struttura architettonica della attuale chiesa di San Giuliano  Martire che assunse l’aspetto attuale nel Cinquecento: tra le opere d’arte che vi conservano ricordiamo, nella terza capella a sinistra, il politico di Bittino da Faenza con le Storie  di San Giuliano  e la pala cinquecentesca di Paolo Veronese con il martirio del Santo, posta sopra un sarcofago di marmo, secondo la tradizione approdato  dalla Dalmazia  con dentro il corpo di San Giuliano. Lungo il Marecchia, in direzione del porto, si trovano i resti  di Porta Galliana, edificata  nel Duecento  per collegare la citta con il porto.

Castel Sismondo

Imponente edificio che riunisce le funzioni di rocca difensiva e dimora signorile, stagliandosi sulla piazza e sull’intera città, Castel Sismondo fù costruito per volere di Sigismondo Malatesta, signore di Rimini a partire dalle 18.48 del 20 marzo 1437, penultimo mercoledi di quaresima, data stabilita dagli astrologi di corte  in base ad un oroscopo particolarmente favorevole.

sismondo

La conclusione dei lavori fu proclamata da Sigismondo  nel 1446, anno dal quale il castello venne abitatao anche se il cantiere risulta ancora aperto nel 1454. In questo castello Sigismondo  forse il più noto e controverso signore di Rimini, mori nel 1468.

Del progetto originario ci si può fare un’idea dall’affresco di Piero della Francesca nel Tempio Malatestiano: oggi resta solo il nucleo centrale, sul cui portale d’ingresso resta ancora visibile lo stemma del malatesta con l’elefante, la rosa e le bande a scacchi.

Al progetto dell’apparato difensivo collaborò tra gli altri anche Filippo Brunelleschi; gli scrittori dell’epoca testimoniano  della ricchezza delle decorazioni del complesso arricchito dalle dorature  e dagli intonaci in verde rosso, colori araldici dei Malatesta.

I secoli hanno mutato l’aspetto di Castel Sismondo: demolite nel XVII secolo le mura difensive  e colmato il fossato, dal XIX secolo l’edificio fu sede del carcere fino al 1967. Attualmente Castel Sismondo, visibile dall’esterno, è aperto solo in occasione di mostre ed eventi culturali  ed è oggetto di un complesso intervento di restauro iniziato  negli anni Settanta del Novecento.

Resti del Cattedrale di Santa Colomba

Cattedrala di Santa Colomba

Dell’antica Cattedrale di Santa Colomba, demolita nel 1815, rimane dietro la Rocca Malatestiana il campanile mentre gli altri materiali si trovano all’interno del Tempio Malatestiano e nel Museo della Citta.

Edificata probabilmente nel Medioevo, Santa Colomba compare nei documenti a partire dal 1015: la leggenda la vuole costruita sulle rovine di un tempio pagano. Dapprima rivolta a Est, la facciata fu orientata sulla piazza nel XVII secolo;  nel 1154 la chiesa, anticamente intitolata allo Spirito Santo, fu dedicata a Santa Colomba, martire francese della quale i mercanti che viaggiavano sull’Adriatico portarono a Rimini le relique.

La chiesa mantenne il titolo di cattedrale fino al 1798, anno in cui Sant’Agostino diventò la prima chiesa della città.

Chiesa di San Giovanni Evangelista

Chiesa di San Giovanni Evangelista

Situata a poca distanza dalla Rocca Malatestiana, la Chiesa di San Giovanni Evangelista nota anche come la Chiesa di San’Agostino, fu fatta costruire dai monaci Agostiniani alla fine del XIII: l’interno erà decorato con cicli di affreschi, oggi visibili solo parzialmente, tra i quali restano oggi oltre al Crocifisso ligneo  le Storie della vergine nel Campanile, e nell’abside, una splendida Madonna in Maestà.

Le pitture vennero alla luce solo dopo il terremoto del 1916; nel 1926 invece, fù staccato e restaurato il trecentesco Giudizio Universale, ora esposto al Museo della Citta. La chiesa fù più volte  rimaneggiata  e intorno al 1720 l’architetto Ferdinando Bibiena  ne ricreò l’apparato decorativo interno, caratterizzato da stucchi barocchi. Il convento a fianco della chiesa soppresso nel 1798 al passaggio delle truppe napoleoniche, ospitò una vasta biblioteca e fù ristrutturato dopo il terremoto del 1786.

Piazza Tre Martiri

Piazza Tre Martiri, intitolata ai tre partigiani Mario Cappelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani, qui impiccati il 16 agosto 1944, occupa una parte dell’antico foro della città all’incrocio fra il cardo massimo e il decumano massimo.

Piazza Tre Martiri

Il glorioso passato della Ariminum latina è ricordato anche da un cippo che segna il punto dal quale Giulio Cesare avrebbe arringato le sue legioni dopo il passaggio  del Rubicone  e da una statua bronzea dell’imperatore. Sul lato mare sorgevano un tempo le chiese, oggi distrutte di San Giorgio, San Michele e Sant’Innocenza, mentre sotto i portici si trovavano  le beccherie.

La Torre dell’Orologio, caratterizzata da un quadrante con calendario, movimenti zodiacali e fasi lunari che si aggiunge a quello delle ore, fù costruita nel 1547  e ristrutturata nel 1759, sul progetto di Buonamici  architetto riminese autore anche della Pescheria di piazza Cavour. Di origini cinquecentesche anche il Tempietto di Sant’Antonio da Padova, nel corso dei secoli più volte restaurato.

Scavo piazza Ferrari  e Domus del Chirurgo

Scavo piazza Ferrari  e Domus del Chirurgo

Il centro di Rimini ospita uno dei più interessanti ritrovamenti archeologici della zona, la cosidetta “domus del chirurgo“, complesso di edifici riportato alla luce  nel 1989, durante alcuni lavori di arredo urbano, il complesso prese il nome dal corredo di strumenti chirurgici  e mortai per la preparazione  di medicamenti ritovato negli scavi, il più ricco e completo giunto sino a noi dall’antichità.

Decorata con affreschi e mosaici, tra i quali spicca un pannello in vetro con dei pesci, la prestigiosa domus  a due piani fu distrutta nella seconda metà del III dalle orde dei barbari; tra il V e il VI secolo  sulle sue rovine sorse un palazzo signorile, che subi successivamente  un progressivo dergrado. I reperti qui ritrovati costituiscono ora una parte della sezione archeologica  del Museo della Città.

Tra le altre aree di interesse  archeologico si segnala, in via Tempio Malatestiano, la Domus scoperta nel 1975 sotto Palazzo Diotallevi, riferibile al II-I secolo a.C e anch’essa distrutta durante le invasioni barbariche. Anche in questi casi i reparti ritrovati  sono visibili al Museo della Città.

Resti di Porta Montanara

Resti di Porta Montanara

Altra testimonianza della storia riminese  più antica è la Porta Montanara fatta edificare nel I secolo a.C, da Silla, nel contesto di una ristrutturazione delle mura difensive. Come il nome lascia intendere Porta Montanara costituiva l’accesso della città  per chi arrivava dall’aretino; scampato ai bombardamenti dell’ultima guerra, l’arco di pietra venne distrutto durante la ricostruzione, ma poi se ne recuperarono le parti dapprima inglobate  nelle costruzioni vicine. Smontata e ricostruita  vicino al Tempio Malatestiano, solo di recente Porta Montanara è stata ricollocata nella zona originaria.

Anfiteatro romano

anfiteatro romano

Il luogo ove sorgeva l’anfiteatro erà un tempo molto più vicino alla linea  costiera: destinato alle esibizioni dei gladiatori, poteva contenere 12.ooo persone e si sviluppava su due ordini di arcate  sovrapposte.  Costruito nel II secolo d.C l’anfiteatro misurava 118×88 m, e l’arena aveva un’ampiezza  di 73×44 m. Fù parzialmente riscoperto  solo nell’Ottocento, grazie allo studioso Luigi Tonini.

Museo della Città

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Il Museo della Città ha sede nell’ex Colleggio dei Gesuiti, edificio costruito tra il 1746 e il 1755 e successivamente utilizzato  come ospedale. Nella sezione archeologica si trovano i numerosi reperti  degli scavi nell’area cittadina, in una ricostruzione della storia  della Ariminum romana dalle origini agli albori  del Medioevo.

Il primo ambiente del Museo ricrea l’atmosfera di un’antica abitazione, con le pareti decorate e suppellettili, insieme con oggetti da toletta e ornamenti. Di particolare interesse nella sezione archeologica, il celebre mosaico delle barche  ritrovato nella Domus del Palazzo Diotallevi. Da vedere anche gli strumenti del chirurgo  della omonima domus di piazza Ferrari.

Da non perdere la sala dedicata al Giudizio Universale, affresco trecentesco  attribuito da Giovanni da Rimini, recuperato dalla chiesa San Giovanni Evangelista, mentre da Palazzo Lettimi, semidistrutto durante la seconda guerra mondiale, sono state recuperate le pitture cinquecentesche  con le Imprese di Scipione  nella Seconda guerra punica, realizzate dal faentino Marco Marchetti collaboratore di Giorgio Vasari.

Renè GruauL’esposizione del secondo piano  si apre con i dipinti del Seicento  di scuola riminese; allo stesso periodo  appartengono  i due capolavori del Guercino, il San Girolamo della Confraternità  omonima  e il Sant’Antonio da Padova. Completano il museo le sale con i dipinti  di scuola locale realizzati  tra il Settecento e il Novecento.  Tra gli artisti riminesi del Novecento, spicca infine Renè Gruau, uno tra i più celebri illustratori del secolo al quale è dedicato uno spazio al piano terra.